mercoledì 12 marzo 2014

L'Italicum

[12/03/2014] di Ferdinando Imposimato

 Pur nella modestia del mio sapere , raccolgo l'insegnamento di Aristotele, “quelli che si danno pensiero della Costituzione devono procurare motivi di timore, in modo che i cittadini siano in guardia e non allentino la vigilanza intorno alla Costituzione” : nel delirio riformatore del Governo Renzi - Berlusconi,  l'Italicum è un'autentica vergogna, un guazzabuglio  che può far saltare l'intero sistema istituzionale, distruggendo la nostra Carta fondamentale , garante dei diritti inviolabili dell'uomo. Dobbiamo  constatare che il Parlamento,  sconfessato dalla Consulta,  si appresta a riformare  la Costituzione con l'abolizione del Senato  e a  varare  un  sistema elettorale non democratico. A proporre le riforme sono  due personaggi  privi  di potere propositivo legittimo. Uno perché condannato per evasione fiscale  e interdetto dai pubblici uffici, l’altro perché era titolare di una carica che lo rendeva incompatibile col mandato parlamentare. Entrambi a caccia  di maggiore  potere personale, anche violando principi costituzionali. A completare  la distruzione giuridica, politica e morale della nostra Repubblica, afflitta da gravi diseguaglianze,  si aggiunge il  sistema elettorale  che riproduce  in modo arrogante le incostituzionalità già accertate dalla Corte.  Ma  vediamo quali sono le caratteristiche della legge golpista approvata dalla Camera, intrisa di trucchi e contraddizioni, oltre che del tutto incoerente con  le raccomandazioni della Consulta .

Il sistema  prevede  un premio abnorme   alla coalizione che supera il 37%, portando il vincitore al  55% dei seggi . Otterranno seggi i partiti   che superano lo sbarramento  del 4.5 per cento, che concorrono tuttavia alla soglia per il  premio di maggioranza.  In mancanza del 37%,  vanno al ballottaggio le due coalizioni più votate. Perchè la coalizione  partecipi  alla ripartizione dei seggi deve raggiungere il  12%.  I partiti che corrono da soli devono raggiungere  l'8 %.
 Questo  sistema comporta una alterazione profonda della rappresentanza democratica premiando oltremodo le alleanze ibride e  penalizzando ingiustamente  i partiti che  corrono  da soli. La frode è colossale:  da una parte  aumenta la frammentazione  dei piccoli partiti, salvati con le coalizioni  . L'imbroglio  serve a  consentire a Forza Italia , con l'aiuto  di lega, fratelli d'Italia,  NCD, e di una miriade di partitini, a  superare  il 37%, cosa probabile, avendo quel partito il controllo di   tutte le TV pubbliche e private e fruendo di un permanente conflitto di interessi che Renzi non eliminerà.   Una  minoranza del 37 per cento   di  nominati  dall'alto, privi di capacità e libertà,  eserciterà un potere assoluto  sul 67 per cento degli elettori. Non solo ;  abolito il Senato, con una sola Camera, tutte le contro riforme liberticide saranno possibili, anche quella presidenziale e della giustizia da sottoporre al controllo del Governo, annunciate dai due dioscuri . Situazioni del genere portano diritto  alla dittatura. Una legge  proporzionale   fu nefasta per la Repubblica di Weimar (1919), e preludio  del nazismo

 Altro vulnus alla Costituzione è  la mancanza di preferenze . Ci saranno  liste bloccate  corte, con un minimo di tre candidati e un massimo di sei.  L'eliminazione della preferenza viola l'art 48 della Costituzione “Il voto é personale ed uguale, libero e segreto”.   E   l'articolo 3 della Convenzione per i diritti dell'Uomo del 1950 : “ Le parti contraenti si impegnano ad organizzare  libere elezioni, in condizioni tali da assicurare la libera espressione dell'opinione del popolo sulla scelta  del corpo legislativo”.  E viola l'articolo 21 della dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo dell'ONU di NY del  1948: “Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese , sia direttamente sia  attraverso rappresentanti liberamente scelti... attraverso  veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale e uguale, ed a voto segreto e libera votazione”. Senza preferenza il  diritto di voto viene trasferito alle segreterie di partiti, senza regole   guidati da pochi oligarchi. Che scelgono i  rappresentanti del popolo, indipendentemente da qualità e  valore dei candidati.  Il vero potere dell'elettorato é nello scegliere chi lo rappresenta e attraverso lui chi lo governa . La preferenza é l'essenza  della democrazia . L'elettore che vota non decide solo cosa fare, ma chi farà,  tra i candidati    proposti. L'elettore  preferisce un candidato credibile , sia pure con un programma modesto,  e non  un  candidato poco credibile con un programma eccellente che non sarà mai realizzato. Se si elimina la preferenza, si abbandona il criterio del merito  posto a base della Costituzione, e   della par condicio tra i candidati. Tucidide fu il primo a parlare di democrazia selettiva: ”Abbiamo una costituzione chiamata democrazia; ciascuno é preferito a seconda del suo emergere in un determinato campo, non per la provenienza da una classe sociale. E  se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne é impedito dalla oscurità del  rango sociale. “

Le pluricandidature , altro vizio dell'Italicum,  violano  l'articolo 51 Cost  “tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere  alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza”. La condizione di eguaglianza  viene violata  poiché i candidati al vertice dell'elenco  sono preferiti al di là del numero delle preferenze ricevute. Ma anche se  l'elettore  accetta l'ordine  della lista,   è  ingannato da ciò che accade dopo la votazione.  Infatti  per l'Italicum i notabili dei partiti possono presentarsi in ogni collegio nazionale. I loro nomi aprono le  diverse  liste . L'elettore,  se  mette una crocetta sul partito, illudendosi di scegliere i primi della lista, viene indotto in errore: la scelta  finale  spetta   al plurieletto,  capolista in diversi collegi  elettorali. Costui , decidendo d’ancorare il proprio seggio a questo o a quel collegio, decide anche  le sorti di chi gli sta dietro nel listino . E  tale decisione si consuma dopo le elezioni, che così  diventano farsa,  messinscena, antitesi della democrazia elettiva e selettiva. E' uno spettacolo cui abbiamo già assistito. Nel 2006 trascorsero un paio di settimane  prima che ci fosse dato conoscere le facce dei nuovi deputati e senatori. Nel frattempo il Palazzo registrava l’altalena fra eletti rinuncianti e primi dei non eletti subentranti. Risultato: un terzo dell’intero Parlamento  venne  scelto dalle segreterie politiche e non dagli elettori. Ed accadde che i subentranti erano meno bravi e indipendenti degli esclusi. Ed erano al servizio del benefattore che  aveva loro spianato la strada, ingannando gli elettori.  Si sostiene che queste illogicità plateali, queste storture aberranti, si rendono necessarie per assicurare la governabilità anche se sacrificano l’eguaglianza, principio fondante della Costituzione . Che dovrebbe recedere a fronte di un obiettivo che, al di là del costo altissimo, come dice Gianni Ferrara,  in termini di tollerabilità democratica, è tutt’altro che certo e comunque non sicuramente virtuoso. Lo dimostra l’esperienza disastrosa del governo Berlusconi, che dal 2008 al 2011 disponeva di una maggioranza enorme e di una notevole governabilità,  ed ha portato l’Italia sull’orlo del default. Ed ora  pone le premesse per il suo ritorno al potere, auspice Matteo Renzi.

Si sostiene  che la sera dell’elezione gli elettori  devono “sapere chi li governa”. Mai menzogna fu più spudorata . Averla prima inventata e poi diffusa ha determinato il rovesciamento del senso dell’elezione trasmutandola in scelta di colui dal quale si sarà governati. L’elezione non sarà più diretta alla scelta del rappresentante della volontà, dei bisogni, dei progetti del popolo  cui spetta la sovranità. La sovranità sarà capovolta, diverrà sudditanza ad un capo assoluto. La tragedia della democrazia si rappresenterà con la farsa dell’elezione.


Prima di approvare questa legge, intervenga il Presidente della Repubblica, prima ancora del vaglio del Senato,  per le palesi violazioni della Carta. E  ci pensino bene i parlamentari del Senato.  Potrebbero favorire il ritorno di un condannato o cogliere l’occasione per  rivelarsi  capaci di salvare l'Italia dal regime .

giovedì 30 gennaio 2014

La legge di conversione è incostituzionale

[30/01/2014] di Ferdinando Imposimato

La legge di conversione del decreto legge IMU Bankitalia appare incostituzionale . Anzitutto vi è stata violazione del diritto della opposizione del M5S di svolgere le proprie ragioni opponendosi al provvedimento, secondo le regole della Costituzione e il regolamento della Camera. La cd tagliola è incostituzionale, perchè elimina il diritto della opposizione di motivare il suo voto contrario. La opposizione è parte essenziale della democrazia , i cui diritti vanno rispettati. Diversamente siamo in una situazione di regime cioè di dittatura della maggioranza. E stupisce che alcuni dei guardiani della Costituzione tacciano su questo aspetto gravissimo del vero e proprio colpo di mano del Presidente della Camera Laura Boldrini che ha impedito al M5S di motivare la sua opposizione sacrosanta di fronte a dl illegittimo, per difetto, almeno in parte, del requisito di necessità e urgenza . Ma illegittimo anche in relazione al diritto dovere di spiegare le ragioni del no rispetto ad un decreto che prevede una spesa enorme e affronta temi gravi e complessi, di cui il popolo ignora il contenuto reale. La Presidente della Camera sa che la democrazia non dà tutto il potere a nessuno, ma lo distribuisce variamente a maggioranza e minoranza , che trapassano l'una nell'altra proprio perchè, come insegna Aristotele, l'alternanza è l'essenza della democrazia e prova della libertà. “Nel contesto costituzionale , tirannide della maggioranza è violare, legiferando e governando, i diritti della minoranza”, insegna Giovanni Sartori. Per cui la legge di conversione approvata il 29 gennaio è incostituzionale . Inoltre la parte del decreto legge IMUBankitalia che riguarda la cd ricapitalizzazione di Bankitalia per 7.5 miliardi di euro si tradurrà nel finanziamento illecito , attraverso Bankitalia , di istituti di credito in crisi, cioè in una donazione di enormi somme di denaro alle banche azioniste che controllano Bankitalia. Che sono Intesa San Paolo (42%), Unicredit (22,11%), MPS (4,60%), INPS (5.00 %), Carige ( 4,03%) e altre banche . Questa parte del dl , che riguarda Bankitalia, sembra del tutto estranea al DL sull' IMU, che è imposta sulla prima casa, per la quale poteva essere giustificata la situazione straordinaria di necessità e urgenza ex art 77 sec comma della Costituz. Situazione che non si giustifica con la “ricapitalizzazione”, di Bankitalia. La verità è che l’Italia con 1,7 trilioni di euro di debito versa in uno stato di disperazione. E se fino ad oggi la BCE ha comprato titoli italiani alleggerendo la pressione sul debito, per l'avvenire la BCE non potrà più continuare a comperare i titoli . Nel 2014 le banche italiane dovranno ridurre l’acquisto del debito italiano, ma i nodi sono venuti al pettine. I soldi le banche li hanno ottenuti attraverso il decreto IMUBANKITALIA a spese dei cittadini su cui graverà il costo finale di questa operazione. Si tratta di un decreto truffa che vuole cose diverse da quelle che dice: apparentemente ricapitalizzare Bankitalia, che dovrebbe essere patrimonio degli italiani, invece vuole finanziare le banche in crisi , ex banche pubbliche divenute private, che controllano Bankitalia , di cui sono proprietarie. Questo è il problema. Che fare? La prima cosa è che il Presidente della Repubblica ai sensi dell'art 74 della Costituzione , prima di promulgare la legge di conversione , chieda con messaggio motivato alle Camere, una nuova deliberazione ( art 74 Costituzione), e come ha già rilevato in relazione al decreto milleproroghe, chieda lo stralcio dei due provvedimenti . Ma questo è il primo passo da compiere, a mio modesto avviso. Poi in sede di applicazione del decreto IMU, si potrà eccepire davanti al giudice la incostituzionalità della legge di conversione. Purtroppo i cittadini non possono adire direttamente la Corte Costituzionale.

mercoledì 29 gennaio 2014

Il decreto IMU - Banca d'Italia

[29/01/2014] di Ferdinando Imposimato


Il  decreto IMU - Banca d'Italia
Il decreto    non riguarda  solo  l'IMU, ma  prevede un  aumento di capitale   diretto a salvare   le banche azioniste di Bankitalia,  a danno dei cittadini.  Si tratta di una scandalosa rivalutazione delle quote di Bankitalia  da 156.000 euro a 7.5 miliardi di euro: una donazione miliardaria alle banche a spese dei  cittadini ,  che aumenterà il valore patrimoniale  delle  partecipazioni delle banche proprietarie  della Banca d'Italia. Per cui sembra sacrosanta la battaglia parlamentare  del M5S contro il decreto ,nel silenzio di coloro  che dimenticano che la Carta si difende anche  tutelando  i risparmiatori e le piccole e medie imprese .   Banca d'Italia non è una istituzione pubblica  autonoma e garante solo dei  diritti dei risparmiatori, ma un soggetto controllato da privati .  Azionisti della Banca d'Italia sono Intesa San Paolo, Unicredit, MPS, INPS, Carige e  altre Casse di Risparmio,  istituti  alcuni dei quali coinvolti  negli  scandali che hanno avuto come vittime  ignari cittadini. A guardare la borsa, dei cinque peggiori  titoli del 28 gennaio  2014 , ci  sono anche banche azioniste della Banca d'Italia, come il Monte Paschi che  ha perso il 3, 3 per cento.   Se così stanno le cose ,  il decreto Imu-Bankitalia è truffaldino. La prassi di mescolare in un unico provvedimento materie diverse ha il sapore di un ricatto inaccettabile. Si tratta di stabilire se, pur di non pagare l'IMU, gli italiani saranno costretti a sborsare somme ancora più rilevanti nel medio e lungo termine, per salvare banche in crisi, con la copertura di Bankitalia. Il problema maggiore è che esiste un clamoroso e non risolto conflitto di interessi che affligge Bankitalia. Gli scandali Parmalat e bond Argentini e la mancata  soluzione dei problemi emersi con  danno dei risparmiatori ( coi bond Argentini, Parmalat , Cirio e l’Antonveneta), derivarono  da situazioni confliggenti  in cui versava la  Banca d’Italia. Che da un lato  svolgeva compiti  di vigilanza e controllo sugli istituti di credito; dall’altro era  di proprietà degli istituti di credito  che avrebbe dovuto controllare (ex banche pubbliche divenute private); e infine era organo di tutela dei risparmiatori  cui la Costituzione  assegna una speciale protezione all'art 47 :<< La Repubblica incoraggia e  tutela il risparmio  in tutte le sue forme>>. A questo si aggiunse  un altro paradosso. Che il  Cicr.  ( il comitato  per il credito e il risparmio), organo che doveva controllare  la  regolarità della condotta del  Governatore della Banca d’Italia, era composto dallo stesso  Governatore che avrebbe  dovuto essere controllato dal Cicr , ma anche  dai rappresentanti delle banche controllate, comproprietarie della Banca d’Italia,  e di Ministri che  avevano  interesse a favorire finanziamenti localistici, aperture di sportelli, prestiti a gruppi di clientes,  e roba del genere. Un guazzabuglio reso possibile da leggi non leggi  e carenze di leggi, che non contrastavano i gravi conflitti tra interessi pubblici e privati.  Il dissesto Parmalat giunse dopo due truffe colossali in danno dei risparmiatori, i bond Cirio e i titoli argentini, con 23 miliardi di euro bruciati. Con l’amara sensazione per  gli investitori di non potersi difendere. La SEC (Security and Exchange Commission) descrisse  il caso Parmalat come “una delle più grandi e spudorate frodi finanziarie della storia”. Fu  l’inchiesta della magistratura milanese a costringere il Governo a varare una legge sul risparmio che eliminò  in parte questi conflitti. Le operazioni truffaldine  furono  il risultato di controlli pressoché inesistenti di Banca d’Italia. Ma anche di CONSOB, borsa, sindaci, revisori dei conti e agenzie di rating   che non  funzionarono e non garantirono, come dovevano, un reticolo di trasparenza e affidabilità. Gli organi di controllo  erano un costosissimo apparato di supporto per una miriade di delitti (aggiotaggio, insider trading, truffa, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta, riciclaggio) al confronto dei quali i reati del crimine organizzato appaiono  poca cosa.  Dalle indagini sugli scandali Parmalat e Cirio  vennero fuori nomi di politici di destra, sinistra e centro. Si trattava di Ministri in carica, ex Ministri, ex Presidenti del Consiglio di centro,  destra e  sinistra,  ex Presidenti della Repubblica, parlamentari e portaborse.  In questo caso la par condicio  venne  rispettata rigorosamente. A muovere la macchina della corruzione  fu un ceto politico arrembante,  con l’appoggio di  potentissimi banchieri.    E come in passato,  i finanziatori   furono i soli capri espiatori, mentre i politici restarono indenni.  Certamente la depenalizzazione surrettizia del falso in bilancio ,  i condoni a raffica e la mancanza di controlli  hanno alimentato  il crac Parmalat e Cirio e quello del BPI e della  Banca d’ Italia.  La spinta maggiore è venuta dalla certezza della impunità: la facilità con la quale aggiravano i controlli, si infilavano tra le pieghe delle leggi, negli ambienti politici e finanziari e nelle banche . Le operazioni truffaldine sono state compiute con il concorso dei Governi . Che  diedero un avallo formidabile alle frodi di Parmalat e Cirio con una politica criminogena fondata sulla depenalizzazione del falso nei bilanci, sulla legittimazione dei  fondi neri, sui condoni  sui capitali illeciti, sulle evasioni fiscali, sulla legge ex Cirielli che prevede la prescrizione  breve di delitti gravissimi. Ma le operazioni  furono anche il risultato di controlli pressoché inesistenti o compiacenti di Banca d’Italia, in primis.

Difesa collettiva della Costituzione contro i demagoghi