martedì 11 agosto 2009

La riforma federalista e l’emergenza democratica

La riforma  federalista  e l’emergenza democratica

 

La Costituzione e la democrazia secondo  Aristotele

 Aristotele,  nel V secolo AC,  si occupò della Costituzione democratica.  Egli, nel suo trattato sulla Politica, disse che “base della costituzione democratica è la libertà, che è il fine di ogni democrazia”.  “Una prova della libertà consiste nell'essere governati e nel governare a turno:  in realtà in democrazia la massa è sovrana e quel che i più decidono ha valore di fine, indipendentemente dal merito di ciascuno. Nelle democrazie i poveri sono più potenti dei ricchi perché sono di più e la decisione della maggioranza è sovrana”. (Aristotele politica Laterza ed  Bari 2000 p.203)

Oggi in Italia non c'è democrazia ma  regime, cioè  dittatura della maggioranza, con il pericolo che la opposizione resterà  tale per decenni e non governerà mai.

Parlando di Costituzione e riforme, è bene ricordare alcuni insegnamenti di Aristotele. In questo modo  capiremo meglio  i pericoli incombenti sulla nostra democrazia con altre   riforme che intaccano la Costituzione.

 

Il primo insegnamento  è che nello Stato “ è preferibile che governi la legge (la Costituzione nda) più che un qualunque cittadino  e anche se governino alcuni, costoro bisogna costituirli guardiani delle leggi e subordinati alle leggi”. “Chi raccomanda il governo della legge (Costituzione), raccomanda il governo di  dio e della ragione, mentre chi raccomanda il governo dell'uomo, vi aggiunge anche quello della bestia , perché il capriccio è questa bestia e la passione sconvolge, quando sono al potere, anche gli uomini  migliori”. “Quelli che stanno al governo sono soliti fare molte cose per dispetto  o per favore” ( Aristotele Politica. Laterza, Bari 2000 p.108-109)

Nessuno può disconoscere l'attualità ed il valore  di questa analisi, ricordando  scandali e arbitri di certi governanti con  leggi   che non si ispirano al bene comune. Al contrario Ciampi fu un guardiano della Costituzione, rifiutando la ricandidatura alla Presidenza della Repubblica.

 

Il secondo precetto è di “non esaltare  troppo  qualcuno (che governa nda) oltre le debite proporzioni, perché questo corrompe gli uomini e non è da tutti sopportare  una grossa fortuna. Ma la cosa più importante  in ogni Costituzione  è provvedere mediante le leggi affinché le magistrature (le cariche  pubbliche) non abbiano a diventare fonte di guadagno” ( Aristotele ,ib p.176) . “Bisogna con leggi impedire che nessuno raggiunga posizioni troppo preminenti per possibilità di ricchezze, se no si devono allontanare costoro mediante l'espulsione”.

Da qui la necessità di non dare poteri eccessivi al premier e di stabilire casi di ineleggibilità rigorosi evitando che persone che monopolizzano l'informazione con concessioni  TV  o in altro modo siano eletti in parlamento.  Questo viola il principio della uguale possibilità di tutti i cittadini di accedere alle cariche pubbliche ( art. 51 Cost). Questo obiettivo di prevedere la ineleggibilità dei  titolari, anche per interposta persona, di concessioni TV, pur  enunciato  dai governi di centro sinistra, non è mai stato perseguito; di qui il dominio assoluto di Silvio Berlusconi  nelle campagne elettorali.

 

Il terzo precetto di Aristotele è che “quelli che si danno pensiero della Costituzione devono procurare motivi di timore in modo che i cittadini stiano in guardia e non allentino la vigilanza  intorno alla Costituzione” (Aristotele Politica. Laterza Bari 2000, p.175)

Da ciò la necessità, per chi crede  nella difesa della Costituzione come pilastro della democrazia,  di sensibilizzare i  cittadini  e soprattutto i giovani sul pericolo che corre la democrazia  con le riforme costituzionali, tra cui il senato federale e il premierato, che intaccano l'equilibrio tra i  poteri e i diritti inviolabili dell'uomo .

 

I requisiti  dei capi dello Stato, dei legislatori e dei governanti

Aristotele scrisse che “tre requisiti devono avere quelli che si apprestano a coprire le magistrature supreme”, che corrispondono oggi al Capo dello Stato,  ai legislatori ai governanti e ai magistrati. Il primo - disse- è “il rispetto della Costituzione in vigore, poi estrema capacità nei doveri della carica, terzo  avere virtù e giustizia”.  ( Aristotele, Politica. Laterza, Bari 2000 p.177)

Guardando all'Italia, dobbiamo riconoscere che questi requisiti mancano a  gran parte dei politici investiti di cariche pubbliche  in Parlamento e al Governo, molti essendo quelli che non rispettano la Costituzione vigente, violandola con leggi incostituzionali  come quelle che prevedono un trattamento sanzionatorio preferenziale  o addirittura la impunità per coloro che rivestono cariche pubbliche, leggi che tendono a ridurre il potere di repressione dei crimini più pericolosi come quelli contro la Pubblica Amministrazione: molti parlamentari e uomini di governo  sono privi delle conoscenze essenziali che ciascun politico dovrebbe avere in materia di Costituzione e di trattati internazionali; carenti son infine  i requisiti della virtù e della giustizia in molti parlamentari e persino in molti governanti  che si abbandonano a comportamenti immorali e  diseducativi, essi che dovrebbero essere  esempio di virtù civiche e morali  per  tutti i cittadini.

 

Le riforme annunciate

Il  Corsera del 22 giugno 2009, all'indomani dei ballottaggi,  ha rilanciato  il tema delle riforme  costituzionali volute dal  governo da realizzare al più presto. Obiettivi principali  sono il senato federale  e il rafforzamento dei poteri del premier.   Su queste riforme sembrano  d'accordo  PDL,  PD e Lega,  Il  PD non ha tratto alcun insegnamento dalla infausta riforma  del titolo V della Costituzione del 2001,  voluta  dalle commissioni  bicamerali di Ciriaco De Mita  e Massimo D'Alema, ed attuata dal Governo di Giuliano Amato nel 2001,   per ragioni elettoralistiche: erano legate alla volontà di creare, attraverso le Regioni   con una pletora di eletti regionali,  nuovi centri di potere e di controllo delle risorse pubbliche  derivanti dai fondi  europei e nazionali. 

La nostra Costituzione,  varata da spiriti eletti come Aldo Moro, Piero Calamandrei , Giuseppe Dossetti e Palmiro Togliatti,  é finita, così, nelle mani di  ignoranti e   avventurieri, e  rischia di subire  un  colpo  mortale  con la annunciata  riforma federale che accentua la disgregazione derivata  dalla riforma del titolo  V.

 Disse Aldo Moro- è bene ricordarlo- :  “La Costituzione contiene nella sua struttura un pericolo abbastanza grave: che individui o gruppi, avversando in tutto o in parte le norme essenzialmente politiche della seconda parte, siano indotti ad avversare tutta la Costituzione in blocco, compresi quei  principi di altra natura che vi sono inseriti”, cioè i diritti inviolabili (art 1-12). ( A Moro  1948 ed Cinque Lune).

Il pericolo    si   profila oggi  proprio nei termini in cui lo paventò Moro.  Perché  la riforma federalista – dei guasti del premierato abbiamo detto più volte-  non solo modificherebbe  l'organizzazione politica dello Stato, ma violerebbe  i principi   di  solidarietà ( art 2), unità, indivisibilità ( art 5), e l'equilibrio dei poteri - che  sono  immodificabili.  

 

Il federalismo secondo Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi condivide l'idea federalista come fattore di sviluppo,  affermando che ogni apparente cessione di sovranità alle regioni si rivela, in realtà, come conquista di una maggiore, più vera e più forte sovranità comune (Padova 19 marzo 2002). Ma  ritiene che  il federalismo  accettabile è solo  il    federalismo solidale, che non provochi spaccature nel tessuto connettivo della società italiana (Sondrio  1 luglio 2003). Come avverrebbe  con le gabbie salariali proposte dalla Lega,  con la divisione tra i lavoratori.

Ciampi riconosce che la nascita delle Regioni fu un passo avanti ma anche una delusione perché non diede vita al rinnovamento delle amministrazioni  locali. “Con il federalismo dovrà crescere- dice Ciampi- la capacità dei governi locali di lavorare insieme, oltre che con i governi nazionale ed europeo, ponendo attenzione ad evitare costosi doppioni”. Ed invece si è verificata con le Regioni  una “proliferazione burocratica, dispendiosa e dannosa per lo sviluppo di ogni regione”.  Ed io aggiungo, una crescita della corruzione e del crimine organizzato,  che si sono impossessati di gran parte delle risorse destinate alla  Regione campana e alle regioni del Sud. Basti ricordare la confessione ai PM di Napoli di Gaetano Vassallo, ex ministro dei rifiuti di Francesco Bidognetti, capo clan della zona dei Mazzoni ( Caserta), Vassallo disse  “Per venti anni ho contaminato il suolo, il cibo, le acque e l'aria della Campania, complici, sindaci, politici , boss e contadini, ciascuno interessato ad arricchirsi sulla pelle dei cittadini”. Nell'articolo di Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi sull'Espresso si fanno i nomi dei politici  di governo, dei funzionari del Commissariato di Governo e dell'agenzia regionale dell'ambiente stipendiati dalla camorra per coprire il traffico di rifiuti tossici provenienti dal nord, si parla  della complicità di “uomini delle forze dell'ordine a disposizione”, di “decine di sindaci prezzolati”, gli stessi che scendono in campo contro i termovalorizzatori, di “ funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dei loro territori”. Mentre un fiume inarrestabile di tangenti scorre e alimenta da  sempre la corruzione  e l'ascesa di politici e amministratori corrotti. A completare il quadro desolante di una terra senza speranza, in mano ad avventurieri e criminali, di un meridione  senza  prospettive di crescita, è la serie di processi contro amministratori locali e regionali, che restano al loro posto nonostante le accuse di abusi e corruzione.  I nomi sono comparsi  su tutti i giornali locali e nazionali. Sono loro i principali alleati di Bossi e del federalismo  egoista e  non solidale che la Lega persegue, con buone ragioni di successo : evitare di  far pagare ai cittadini del nord  gli sperperi delle Regioni del Sud 

 

Il Senato Federale

Sul piano dei rapporti   tra Camera e Senato, preoccupa    il progetto di Senato Federale (SF), omologo a quello  approvato  dal Parlamento  con due deliberazioni  il 20 ottobre 2005  e  subito dopo  bocciato  dal referendum popolare: Vassalli lo definì una scimmiottatura del bundesrat della Germania. E lo  criticò  per il predominio del Senato federale sulla Camera,  e  la vasta competenza  che ad esso  rimane  sui provvedimenti  della Camera dei Deputati , la cui  rappresentanza è invece nazionale.“Un istituto ibrido, incomprensibile in più punti”: conclude Vassalli.

Al SF in certi campi sarebbero dati  poteri di scelta più ampi  di quelli della Camera. Oltre il potere di eleggere 4 membri della Corte Costituzionale,  mentre  alla Camera ne resterebbero  solo 3  ( art 135 della Cost), (mentre oggi ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune), in tal modo, con l'aumento dei giudici di nomina politica,  la Corte Costituzionale non sarebbe  il giudice imparziale delle leggi, ma diventerebbe un organo controllato dalla maggioranza al Governo.

 Con il SF , al Senato spetterebbe un groviglio di competenze,  tra cui un potere di veto   sugli stessi principi  fondamentali concernenti le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni,  (rapporti internazionali, tutela e sicurezza sul lavoro, istruzione,  ricerca scientifica e tecnologica, tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica  e del sistema tributario, ecc art. 117  comma 3 Cost), Ciò  nonostante l'attribuzione di Camera politica che si darebbe alla sola Camera dei deputati. Un guazzabuglio che porta alla paralisi del Parlamento ed alla disgregazione del Paese.

Impressionante è la farraginosità del sistema escogitato per disciplinare i rapporti tra Camera dei Deputati e Senato federale nella formazione delle leggi. In tale sistema  si annida il pericolo di una grave stasi legislativa: una riforma  per aumentare i conflitti, mentre compito della democrazia è  di evitare i conflitti, di comporli, di  sedarli.  

Osserva efficacemente Augusto Barbera che il Senato federale indebolisce  la funzione nazionale di  Governo. “Eletto  in un periodo non coincidente con la elezione della Camera politica, e con sistema elettorale diverso,  potrebbe avere una composizione politica diversa da quella della Camera e  non sarebbe legato ad un rapporto fiduciario con il Governo e non soggetto a scioglimento anticipato. In materie rilevanti come i principi  fondamentali  il Senato  federale sarebbe chiamato a decidere in via definitiva mentre la Camera potrebbe solo proporre emendamenti. In nessun paese a regime federale sono attribuiti alla seconda Camera poteri di condizionamento della funzione di Governo paragonabili a quelli costruiti per il  Senato Federale  Italiano. Esso dovrebbe occuparsi in via definitiva di “armonizzare i bilanci pubblici e di coordinare la finanza pubblica ed il sistema tributario. L'esperienza ci dice l'impossibilità di distinguere tali materie e l'importanza  che esse assumono per la politica dei governi””.

 

Che fare?

Che fare per arginare questo  progetto  disgregatore  dello Stato?  Occorre in primo luogo contrastare il progetto di Senato Federale, anche se su di esso fossero di accordo maggioranza e opposizione.

Occorrerebbe  inoltre, dice Giuliano Vassalli, riformare il Titolo V artt 114- 117 della Costituzione ,  aumentando le competenze esclusive dello Stato , in materia di tutela di salute,  sicurezza  e  scuola che con la riforma del 2001  sono state affidate alla competenza  concorrente delle Regioni: la competenza concorrente ha dato luogo ad una serie di conflitti disgregatori. Della stessa idea è il Presidente Giorgio Napolitano che il 25 novembre 2004 , al convegno promosso  dagli ex parlamentari a proposito della riforma  federale,  dopo avere  definito “inaccettabile  il dilatare in modo abnorme i poteri del primo ministro, secondo uno schema che non trova l'eguale in altri modelli  costituzionali europei e lo sfuggire  a ogni vincolo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali e di regole da condividere”, concluse  che  bisognerebbe  rivedere il titolo V  riformato che  ha definito in alcune parti  “orripilante”, come l'art 114.

 Egli  disse a proposito del senato federale, “non resta che fare appello ai cittadini perché impediscano la promulgazione di una legge di riforma  sconvolgente, contraddittoria, produttrice di conflittualità e di paralisi nei rapporti con le istituzioni.”

 

La degenerazione federalista e la secessione morbida.

Una conferma della incidenza negativa delle Regioni  con maggiori poteri sullo sviluppo del Paese  viene dal Procuratore Generale della Corte dei Conti che ha denunziato, nel giugno 2009, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato  per il 2008,  che “la corruzione è una tassa immorale  e occulta pagata dai cittadini pari a 50-60 miliardi di euro all'anno. Rispetto alla quale è insufficiente l'azione repressiva che si limita a prendere atto  di danni già verificati” . “Un fenomeno che ostacola soprattutto nel Sud, gli investimenti esteri”.  Nella classifica della corruzione , tra le prime cinque regioni, ce ne sono quattro proprio nel sud : la Sicilia (13% del totale delle denunzie), la Campania (11,46%) , la Puglia ( 9,44 ), la Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale delle denunce. A tutto questo si aggiunge l'aumento della spesa corrente del 4,5% ( aumenti di stipendi e pensioni ).  Questo  sperpero delle risorse pubbliche è dovuto anche a scelte  errate di corrotti e  criminali assurti  a cariche pubbliche elettive  locali e nazionali.

A ciò si aggiunga  la mancata soppressione delle province, enti inutili che costano 10-13 miliardi di euro l'anno, la cui abolizione era nel programma del PDL , del PD e dell'UDC. Ed invece la Lega si è opposta con l'avallo del PDL e del PD,  per controllare tutti insieme i miliardi di euro  degli enti inutili controllati dalle Province  e mantenere il proprio potere con poltrone e prebende.

D'altro canto e' stato vano  l'appello di Ciampi a “intensificare  il metodo di concertazione e di cooperazione tra  autonomie locali,  organizzazioni produttive,  centri di ricerca e di educazione,  associazioni di volontariato. A intensificare un più produttivo uso delle risorse a disposizione”. “ Non ci facciamo illusioni- disse Ciampi- il nuovo modello di governo democratico che sta nascendo  in Italia ed in Europa, proprio perché più articolato, si annuncia più complesso. Per realizzare la grande ambizione di diffondere dappertutto  in Europa un maggiore generale benessere, una maggiore diffusa giustizia sociale, un più alto livello di democrazia e di partecipazione, il federalismo  richiede un più alto livello di cultura politica, un accresciuto impegno civile di amministrati ed amministratori, insomma un nuovo patriottismo, al tempo stesso regionale, nazionale ed europeo. La nuova Italia  di ispirazione federalista  non potrà non  essere  una Italia europea” ( Ciampi 19 .9.2001 Potenza)

La struttura politica che stiamo creando non ha precedenti nella storia. Comporta una duplice devolution, un trasferimento di compiti e di poteri verso il basso e verso l'alto, cioè verso un nuovo centro di governo comune europeo. In questa struttura  democratica a tutti i livelli, ogni apparente cessione di sovranità si rivela , in realtà, quale conquista di una maggiore , più vera  e più forte sovranità comune”.   ( Padova 19 marzo 2002)

Un ultima considerazione riguarda il federalismo fiscale, che Massimo D'Alema, dopo averlo votato, ha definito sul Corriere della Sera del  29 giugno 2009, un far west; e che dovrebbe dare la possibilità alle Regioni di imporre tasse e imposte a carattere locale  in  sostituzione a quelle dello  Stato centrale.

Il disegno di legge delega sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri del 3 ottobre 2008. Il disegno di legge contiene una delega per dare attuazione all’articolo 119 della Costituzione, come modificato nel 2001 dalla riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, con cui è stata stabilita l’autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con l’attribuzione a tali enti di tributi propri e di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio, oltre ad un fondo perequativo statale, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. L'attuazione del federalismo fiscale punta – secondo il relatore ministro Raffaele Fitto- sulla responsabilizzazione dei centri di spesa, la trasparenza dei meccanismi finanziari e il controllo democratico dei cittadini nei confronti degli eletti e dei propri amministratori pubblici nel quadro di un armonico funzionamento del sistema secondo l’articolo 119.

Il nostro timore è che, con il federalismo fiscale,  le Regioni saccheggiate da politici e amministratori- secondo la relazione 2009 del Procuratore Generale della Corte dei Conti - da amministratori di centro destra ,  di centrosinistra e della lega, ( basta fare riferimento alle cinque regioni con il maggior  livello di corruzione occulta ) , invitate a  pagare gli ingenti debiti contratti per via delle tangenti,  faranno pagare ai poveri  contribuenti   i loro misfatti finanziari. E mi chiedo come sia stato possibile affidare a Raffaele Fitto, già governatore delle Puglie, il compito di partecipare alla elaborazione  del disegno di legge sul federalismo fiscale, con un chiaro conflitto di interessi. Né ci tranquillizza il fatto che il ddl sia stato approvato alla unanimità, poiché sappiamo   il pactum sceleris che avvince maggioranza e opposizione a livello regionale.

Il nostro timore è che  la Lega tenda  non ad un federalismo solidale,  rispettoso del principio della unità e indivisibilità dell'Italia, ma alla secessione morbida del Nord  dal resto dell'Italia  pensata  e voluta dal prof. Miglio.  A questa secessione noi ci opporremo con tutte le nostre forze.

Chi decide di fare politica, deve essere pronto anche a dissentire dalle scelte sbagliate dei  propri compagni di partito  e dei cittadini ignari.

 

Ferdinando Imposimato

 


sabato 21 marzo 2009

L'assalto alla democrazia - Final cut

L'ASSALTO ALLA DEMOCRAZIA - FINAL CUT

Il taglio drastico alle intercettazioni. L'attacco portato a magistrati e investigatori da quegli stessi personaggi oggetti delle loro indagini, e che oggi siedono su alte poltrone istituzionali. Infine l'assalto a Costituzione e democrazia.

di Ferdinando Imposimato
(Articolo pubblicato su La Voce delle Voci - Marzo 2009)

Il disegno neofascista della maggioranza di governo sta andando avanti a pieno ritmo senza ostacoli: nessuno si accorge che le nuove leggi su giustizia e stampa sono incostituzionali e rappresentano un duro colpo alla democrazia. Il loro scopo recondito e' quello di ridurre i controlli di legalita' e la capacita' investigativa della magistratura. E quello di evitare il controllo delle indagini su questioni scottanti da parte della pubblica opinione. La gente - distratta dalla vicenda Englaro, che ci distoglie dalla gravissima crisi in atto - non deve sapere nulla dei rapporti tra mafia e politica, ne' della corruzione che coinvolge il presidente del Consiglio nel processo che ha visto la condanna dell'avvocato britannico David Mills.
L'attacco alla residua liberta' di stampa e' in pieno sviluppo con la connivenza dei maggiori organi d'informazione, i quali fingono che tutto sia normale. Eppure persino il Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria, parla di «censura della informazione», dopo la previsione della reclusione dei giornalisti per la pubblicazione di notizie non pertinenti alle indagini.


COLPO SU COLPO

Il primo passo dell'offensiva fu la legge sulle Pay Tv, che tendeva a penalizzare Sky. Silvio Berlusconi, in palese conflitto di interessi, essendo presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset, tutelo' se stesso e non il diritto collettivo ad una informazione libera e senza costi eccessivi. E diede il primo colpo alla liberta' d'informazione di milioni di cittadini, oggi garantita praticamente solo da Sky, imponendo una tassa a carico dei piu' poveri, che non potranno essere piu' informati sui loro diritti e sul malaffare dilagante.
Il secondo colpo lo ha inflitto con la legge sulle intercettazioni, prevedendo limiti temporali anche per delitti gravi come omicidi e sequestri, con un serio pericolo per la sicurezza e la civile convivenza. Eppure l'esperienza dovrebbe insegnare qualcosa. Negli anni settanta riuscimmo a debellare i sequestri di persona proprio grazie alle intercettazioni telefoniche, mediante le quali fu possibile colpire gruppi criminali internazionali affluiti a Roma da ogni parte del mondo; e riuscimmo a liberare ben dieci ostaggi neutralizzando delinquenti pericolosi che avevano diramazioni in ogni parte d'Italia. Prevenimmo inoltre alcuni sequestri di persona gia' sul punto di essere eseguiti: tra le vittime designate c'erano la figlia di Maria Sole Agnelli, che era pedinata da mesi, ed il figlio dell'allora presidente della Lazio Lenzini. Individuammo alcune prigioni in cui erano detenuti da mesi bambini di 10 anni. Mai saremmo stati in grado di scoprire gli autori dei sequestri e le prigioni, per via dell'omerta' e del terrore che impedisce di trovare testimoni in grado di dare notizie. Lo stesso accadde per il traffico internazionale di eroina, debellato grazie ad intercettazioni protrattesi per mesi e anni. Nessuna indagine tradizionale avrebbe portato alla scoperta di associazioni transnazionali impegnate nei traffici di esseri umani che spesso hanno avuto risvolti corruttivi nelle ambasciate e nel ceto politico.
Ancora. La pubblica opinione non sa che e' stata varata una legge di riforma del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti, che viene privato dei poteri di governo dei magistrati contabili in favore del presidente, passato al servizio del premier, in vista della imminente pensione. E di questo colpo di mano che anticipa l'attacco al Csm nessuno, tranne Antonio Di Pietro, si e' accorto. E dove sono tutti i soloni al servizio di D'Alema, Veltroni e compagnia cantando? Una volta ottenuta la poltrona in parlamento, sono scomparsi!
In questi scenari devastanti, la pubblica opinione e' assente poiche' non correttamente informata del pericolo per la propria sicurezza e della minaccia per la democrazia. I cittadini sono ignari di cio' che accadra' per il deficit di informazione e di giustizia. D'ora in poi sara' ben difficile, per non dire impossibile, che i singoli cittadini riescano ad avvalersi in modo consapevole dei propri diritti politici.


TUTTI I TRUCCHI

Per complicare le cose e' stato escogitato un altro espediente. Che riguarda la vanificazione delle intercettazioni con diversi sotterfugi. Prima della nuova legge il pubblico ministero chiedeva al giudice per le indagini preliminari (il gip) l'autorizzazione ad intercettare su determinate persone tutte le utenze (casa, cellulari), quindi il gip valutava ed autorizzava l'intercettazione, che poteva durare quindici o venti giorni al massimo; se necessario, poi, lo stesso gip vagliava ulteriori circostanze e, sussistendo gli elementi, concedeva la proroga. Poteva concederne di diverso tipo: se un'indagine dura sei mesi era assurdo che le intercettazioni non potessero durare altrettanto, anche perche' molto spesso i reati si protraggono nel tempo. Non c'e' nessun criminale che si dia un termine ultimo per un reato. Puo' essere che la progettazione di una strage vada avanti per mesi, che un sequestro di persona continui anche per anni. Si puo' mettere per iscritto la durata di una intercettazione? No, perche' i criminali non mettono per iscritto la durata del loro reato.
L'intercettazione, insomma, deve durare almeno quanto dura il reato e magari di piu', visto che ci sono persone che parlano del reato molto tempo dopo averlo commesso.
Da oggi non bastera' un gip: per poter disporre intercettazioni ed eventuale proroga ci vorra' un collegio di tre giudici. Certo, se avessimo cinquantamila giudici, si potrebbe fare. Ma ne abbiamo diecimila, e ci sono molti tribunali - ottanta, quelli piccoli - con meno di venti magistrati. E qui sorgono altri gravi problemi: se un magistrato e' giudice per le indagini preliminari, non puo' contemporaneamente fare anche il gup, cioe' il giudice per l'udienza preliminare, per il rinvio a giudizio o per i riti abbreviati. Poi ci sono i giudici del riesame, che sono tre e decidono su arresti, sequestri, perquisizioni. E ancora, ci sono i giudici che portano avanti i processi in composizione collegiale. Se esistono trenta magistrati in tutto un tribunale, e' evidente che cresceranno fino alla paralisi le catene delle incompatibilita'. «Non puo' decidere sulle intercettazioni di Tizio chi lo ha gia' arrestato». «Non si puo' pronunciare sul sequestro delle carte chi ha gia' deciso sulle intercettazioni». «Non puo' giudicare in aula se era il gip».
Ma il ministro della Giustizia anziche' occuparsi del funzionamento dei tribunali, vara riforme per ostacolare le indagini e cambiare le carriere dei giudici, attaccare i magistrati e lasciare le cose come stanno sulle circoscrizioni giudiziarie, risalenti a 180 anni fa. Con la vergogna di una citta' come Caserta senza tribunale. E di piccoli centri come Sant'Angelo dei Lombardi e Barcellona Pozzo di Gotto sedi di tribunale.
Il ministro Angelino Alfano dovrebbe far funzionare la giustizia: dare le stampanti, la carta, le fotocopiatrici, le volanti alla polizia giudiziaria, gli uffici, le sedie, mettere i puntelli dove crolla il tribunale. E dovrebbe dare i soldi per le intercettazioni. Il bilancio del ministero e' positivo, sia per spese di giustizia che gravano sui cittadini e sia per le grandi quantita' di beni confiscati alla criminalita' organizzata: si tratta di miliardi di euro provenienti dalla mafia e dalla camorra.
Un ministro indipendente, autenticamente impegnato nel risanamento, rivoluzionerebbe la geografia dei tribunali italiani, prenderebbe quelli piccoli, li cancellerebbe e li accorperebbe almeno nei capoluoghi di provincia, per evitare di avere microtribunali dove i giudici dovrebbero fare tutto e invece non possono fare niente perche' risultano incompatibili. Speriamo che nessuno faccia emendamenti migliorativi, perche' peggio e' questa legge, piu' abbiamo speranze che venga incenerita dalla Corte Costituzionale.
spie e microspie
Altra anomalia. Le intercettazioni ambientali d'ora in poi potranno essere disposte solo se si ha il fondato sospetto che si stiano commettendo dei reati. Una pura assurdita': come fai a sapere prima se in un certo luogo si commettono reati? L'importante e' invece poter seguire un individuo sospetto che frequenta certi luoghi dove parla al telefono o con degli amici. Un capo mafia a casa sua non strangola la gente, a casa sua magari riceve qualcuno e insieme a lui parla di appalti da truccare o negozi da taglieggiare. Pensate a quante volte viene messa la microspia dentro l'auto di un tizio: mica quello commette delitti dentro la macchina! C'e' la speranza che parli con qualcuno. E riveli notizie utili alle indagini.
In un'autoscuola di Palermo furono scoperti uomini di Bernardo Provenzano che facevano gli istruttori di guida e si chiudevano dentro le auto per parlare di cose riservate, senza sapere che dentro c'erano le “cimici”. In auto non commettevano reati, ma parlavano di come dovevano sostenere alle elezioni Marcello Dell'Utri, candidato alle europee nel 1999. Bene, d'ora in poi se non si ha un elemento concreto che in un certo posto sta per svolgersi un crimine, non si potra' piu' piazzare una microspia.
Ma la cosa piu' grave di questa legge riguarda le condizioni per disporre le intercettazioni. Quali sono i requisiti, quali sono i limiti? Oggi il gip le dispone su richiesta del pubblico ministero soltanto se ci sono elementi che fanno ritenere quella misura indispensabile per il proseguimento delle indagini. Da domani occorreranno fin da subito “gravi indizi di colpevolezza” a carico della persona da intercettare. Vuol dire che devi gia' avere prove contro di lui. In un'indagine di omicidio o sequestro di persona, devi insomma gia' conoscere il colpevole; e puoi intercettare soltanto lui. Ma l'intercettazione e' sempre servita per scoprire il colpevole! Ora non piu': prima devi scoprire il colpevole, poi puoi fare l'intercettazione. E se hai scoperto il colpevole lo arresti, non lo intercetti!


RUTELLI IN CONFLITTO

La demonizzazione di Gioacchino Genchi, consulente di Luigi De Magistris, non ha senso. Genchi e' stato convocato dal Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti guidato da Francesco Rutelli, uno che avrebbe almeno due motivi per non presiedere - o almeno per astenersi in questo periodo dal presiedere - il Copasir: era in contatto telefonico con Antonio Saladino, principale indagato di Why Not, e a Napoli risultano suoi contatti attraverso il rutelliano Renzo Lusetti con Alfredo Romeo, l'imprenditore che sta in carcere per gli appalti della Global Service.
Placidamente Rutelli, invece, giorni fa ha interrogato come capo del Copasir De Magistris e Genchi. De Magistris ha indagato su Saladino scoprendo fra l'altro i rapporti telefonici con Rutelli. Ma De Magistris e' anche lo stesso giudice oggi in forze al tribunale del riesame di Napoli che ha confermato gli arresti per Romeo, scrivendo quello che risulta nell'indagine: Romeo aveva rapporti, ancora tutti da chiarire, con Francesco Rutelli.
Tutti i giornali avevano raccontato di questi rapporti fra Romeo, la Margherita, Lusetti e anche un incontro con Rutelli. Non dimentichiamo che Romeo, pur essendo gia' stato arrestato e condannato in primo e secondo grado per corruzione negli anni Novanta, finanziava la Margherita ed Europa, il giornale della Margherita. Rutelli aveva accettato, o forse non l'avevano informato, il che sarebbe molto grave, che il suo partito prendesse soldi da uno che era noto come un corruttore di politici, gia' nella Prima Repubblica. Dopo che Rutelli e gli altri del Copasir hanno torchiato De Magistris e Genchi a proposito dell'archivio dei tabulati telefonici, i giornali invece di segnalare il grave conflitto di interessi hanno scritto che erano emersi fatti gravissimi...
Il vero problema e' che se non si puo' piu' intercettare nessuno (a meno non si sia gia' scoperto che e' colpevole), noi cittadini saremo molto piu' esposti ai crimini. Ed alla corruzione. Anzi, quando i criminali sapranno che la nuova legge e' questa, commetteranno molti piu' delitti perche' non avranno piu' nemmeno quel po' di paura che hanno oggi di essere presi.


STUPRI, SEMAFORO VERDE

Questo e' quello che succedera'. Pensate al caso degli stupri nel Lazio negli ultimi giorni: hanno scoperto molti dei violentatori intercettando le comunicazioni telefoniche e incrociando i tabulati, esattamente quello che fa Genchi. Se il gip, per intercettare i presunti stupratori, avesse dovuto aspettare che il pm gli desse la prova o il grave indizio di colpevolezza a carico di quei soggetti, non sarebbero stati sotto intercettazioni e sorpresi. In piena liberta', avrebbero gia' colpito altre ragazze.
Come non sospettare che decine di parlamentari della maggioranza, essendo stati condannati, siano diventati nemici acerrimi dei magistrati e rifiutino il controllo di legalita', seguiti a ruota da quelli della fasulla opposizione, anche essi accusati di gravi crimini? Il problema e' che esiste un accordo trasversale per neutralizzare le intercettazioni. E delegittimare i magistrati.


LE LEGGI CRIMONOGENE

L'attacco alla legalita' va avanti anche in materia finanziaria. Dopo che le banche ne hanno combinato di tutti i colori truffando impunemente milioni di ignari cittadini, in violazione della legge penale e della Costituzione, che impone alla Repubblica di tutelare il risparmio; dopo la vergogna delle scalate bancarie che ha visto coinvolti centro destra e centro sinistra in un assalto banditesco ai risparmiatori, la risposta di questo Governo e' una legge che permette di depredare i cittadini. E come sempre l'opposizione tace. Parliamo di un provvedimento destinato a provocare migliaia di esecuzioni forzate contro i piu' deboli ed indifesi, che saranno privati delle loro case.
Il 28 gennaio scorso e' stato infatti ridotto per legge a soli 5.000 euro il limite (precedentemente fissato a 8.000) per l'attivazione delle procedure di esproprio immobiliare a carico di coloro che sono in debito col fisco. La norma, denominata “Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”, porta un titolo menzognero e demagogico: si da' in pratica la possibilita' agli agenti riscossori di espropriare gli immobili per un importo piu' basso di prima. Bastera' un debito di 5000 euro per esseri privati di un bene primario come la casa. E si dimentica che il diritto alla casa e' inviolabile e come tale va tutelato assai piu' delle banche usuraie e truffatrici.
E che dicono i giornali e le tv, impegnati a narcotizzare la pubblica opinione con i reality e i festival, su questa ennesima vergogna? Nulla. Tacciono e, cosi' facendo, assentono.


martedì 10 marzo 2009

Dario Franceschini e la Costituzione

Salutiamo con  rinnovata  speranza l'avvento di  Dario Franceschini al vertice del PD per il suo convinto richiamo alla Costituzione repubblicana che egli ha dimostrato di conoscere e di amare , a differenza dei suoi predecessori.  A noi piace che egli abbia, come  primo atto di neo segretario del PD, giurato sulla Costituzione, mettendo in evidenza il pericolo per la democrazia  a causa della  concentrazione  del potere nelle mani del capo del Governo. Costui sta  realizzando  di fatto  quel regime presidenziale  vanamente perseguito dalla riforma costituzionale bocciata dal referendum. Il premier, colpito nel segno dalle parole di Franceschini, ha affermato di essere un difensore della Costituzione. Che aveva tentato di cambiare nella bicamerale presieduta da Massimo D'Alema ma non da solo. Solo pochi giorni fa  l'ineffabile  bugiardo disse che la nostra Carta risentiva della influenza del comunismo sovietico e che cambiarla non era  disdicevole.

Ma è bene ricordare a quelli che sono di memoria corta quali sono stati   gli atti e i provvedimenti liberticidi del  premier  nel corso di questi anni.  Il primo vulnus  della Carta  fu  il tentativo di realizzare   nel presidente del consiglio, definito “Primo Ministro”, una concentrazione di poteri assai superiore a quella di cui dispongono tutti i capi di Stato e di governo dei paesi democratici, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti. Sarebbe stata  quella riforma che Franceschini  teme come violatrice della Costituzione.   Oggi, il Presidente del Consiglio fa un continuo ricorso alla decretazione di urgenza su questioni fondamentali come la giustizia, la libertà di stampa e l'economia,  senza che si sappia, da parte dei parlamentari di maggioranza e opposizione, cosa votano.

Giuliano Vassalli,   denunciò  l’eccesso “sbalorditivo” dei poteri  che venivano attribuiti al Presidente del Consiglio, fornito di un potere di ricatto nei confronti della Camera dei deputati, i cui membri  sarebbero stati sottoposti alla minaccia di scioglimento anticipato. 

  In realtà  secondo  la riforma fallita, ma sempre perseguita,  il premier  nominava e revocava i Ministri e scioglieva il Parlamento. Mentre  tendeva a modificare la composizione   della   Corte Costituzionale aumentando i membri di nomina delle regioni. Con la conseguenza che la Corte Costituzionale sarebbe divenuta un organo della maggioranza di governo.   Oggi l’iniziativa legislativa del Parlamento è stata  drasticamente ridimensionata, sia per ciò che concerne la funzione  legislativa che per quanto riguarda  il controllo politico,  funzione indispensabile  per evitare le degenerazioni autoritarie.

Il federalismo fiscale, che si vuole oggi,  violerebbe il principio di solidarietà stabilito dall'art 2 Cost. .    Già la improvvida  riforma del titolo V della Costituzione  voluta del centrosinistra  diede  luogo ad un sovraccarico di conflittualità fra i diversi livelli istituzionali. L'accusa del Presidente del Consiglio al  centro sinistra  di avere operato  una riforma federale sciagurata è purtroppo fondata.   Ricordava  Giorgio Napolitano  in un convegno di qualche anno fa che il varo  della Commissione che giunse alla riforma del titolo V avvenne su impulso “solenne dell’appena eletto Presidente  della Repubblica” Oscar Luigi Scalfaro. Che rivolse “un  rispettoso  ma fermo  invito al   Parlamento  perché procedesse alla nomina di una Commissione bicamerale con il compito di una globale e organica revisione della Carta Costituzionale nell’articolazione delle diverse istituzioni” ( G Napolitano  Convegno del 25 Novembre 2004). Con il federalismo voluto da Bassanini   si  stravolse  l’equilibrio dei poteri  indebolendo il nostro Paese nella realtà europea e  internazionale.

Un altro colpo alla democrazia è  stato inflitto dalla legge elettorale che ha eliminato il voto di preferenza , il principale diritto politico dei cittadini (art 48 Cost.), privati della libertà di scegliere i loro rappresentanti in parlamento. Questo  sconcio è avvenuto ad opera del centro destra, ma  con  l'accordo della sinistra e del PD,  tutti preoccupati di garantire la sopravvivenza dei  loro  logori esponenti.

   Ma gli errori del centro sinistra non  giustificano altri  stravolgimenti della Costituzione, quali quelli perseguiti in passato che è bene ricordare agli italiani dalla memoria corta. Oggi  Berlusconi finge rispetto per Napolitano. In realtà un  duro attacco venne portato da Berlusconi al Presidente della Repubblica nel recente passato. Nei disegni del Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato doveva essere  privato della  funzione di garanzia perdendo   il potere di filtro delle leggi  e di scioglimento delle camere  essendo  ridotto a una mera funzione  notarile di ratifica delle scelte del Premier cui quei poteri dovevano passare.

Il  parlamento nazionale, che  legifera  su diritti e libertà fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui sistemi elettorali e sui conflitti di interesse,  doveva perdere la sua centralità e la sua  libertà perché    condizionato dal perverso congegno che univa voto bloccato e questione di fiducia posta dal primo ministro.   Ed è ciò che di fatto sta accadendo oggi  con una violazione sostanziale della Carta.  Il Parlamento non esiste.

L’indipendenza della magistratura sarebbe stata compromessa dallo svuotamento del potere del CSM  poiché  la selezione,  nomina e carriera dei magistrati,   sarebbero state esercitate  dal Ministro della Giustizia attraverso speciali  commissioni   controllate dall’esecutivo con organi esterni alla magistratura.  Il Governo poteva nominare capi di uffici giudiziari a sua scelta, ed avere giudici  subalterni al potere politico, come avveniva una volta, ai tempi delle stragi di piazza Fontana e  di Portella delle Ginestre.   Oggi  questo obiettivo è stato raggiunto con la riforma silente della Corte dei Conti,  trasformando  la composizione del Consiglio di Presidenza in cui i membri di nomina politica diventeranno  la maggioranza. Mentre in capo  al Presidente della Corte, di nomina governativa, con decreto legge 112 del 2008 sono stati trasferiti   funzioni di controllo dell'attività del Governo.

Il colpo finale alla informazione è venuto dalla nomina di Sergio Zavoli, amico di Gianni Letta, che ha varato - ha perfettamente ragione  Antonio Di Pietro -  una commissione di vigilanza su misura per gli interessi di Berlusconi. La Rai sarà al servizio esclusivo  del Governo. E coloro che, nel PD,  hanno voluto Zavoli sono serviti. Le possibilità di una riscossa del centro sinistra sono pari a zero.

In conclusione, le riforme   del Governo bocciate dal referendum ci vengono  di fatto  imposte con la decretazione di urgenza di cui tutti ignorano la portata devastante, il lodo Alfano che assicura la impunità del Presidente del Consiglio per i delitti di corruzione, la legge sulle intercettazioni telefoniche per limitare la libertà di stampa,  decreti  di sostegno alle famiglie che invece le danneggiano gravemente, la liquidazione del potere di controllo della Corte  sugli atti del Governo.    Nel frattempo   la situazione è aggravata   dal  controllo  sempre più intenso da parte del governo  dell’istruzione pubblica  e  della formazione dei giovani, con una  intollerabile umiliazione della scuola pubblica  .

Infine, con la legge che pretende di equiparare i repubblichini che sostennero il nazifascismo delle stragi ed i partigiani che lottarono per la Costituzione, si  viola apertamente la Carta che nella XII disposizione transitoria vieta la ricostituzione del partito fascista. Nella relazione  alla proposta di legge presentato da  postfascisti  si  invoca la pari dignità dei seguaci di Salò, che se avessero vinto, ci avrebbero riconsegnati nelle mani di Hitler e Mussolini, e  definiscono i partigiani come coloro che, agendo da traditori, si schierarono “con la parte avversa”, cioè con gli americani;  i repubblichini, “cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime”  restando fedeli alla patria  fascista, invocandosi  “la possibilità di riconoscere socialmente i meriti di coloro che hanno combattuto consapevolmente per il tricolore”, cioè per  il nazifascismo.  Un vero e proprio stravolgimento della verità e della storia, preludio del rinascente fascismo. Il Presidente della Repubblica non può avallare una simile offesa alla memoria dei partigiani.

 Moro,  Calamandrei,  Dossetti e tutti i  padri costituenti   vollero la Costituzione   “antifascista”  come il frutto - disse Moro nel 1947 all’assemblea costituente -   “della  comune opposizione di  tutti i democratici”,  cattolici  popolari,   comunisti,  socialisti,  repubblicani,  azionisti di G e L  e  liberali, di fronte a quella   lunga  oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale” .

Siamo alla tirannia del Presidente del Consiglio; a qualcosa di molto peggio del regime.

 Ferdinando Imposimato



Difesa collettiva della Costituzione contro i demagoghi